Mondo

Cardinale Filoni: vi racconto i rapporti tra Benedetto XVI e il presidente Napolitano

L’attuale Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro in un incontro all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede ha illustrato, dal suo osservatorio dell’allora Sostituto della Segreteria di Stato, le relazioni che intercorsero tra papa Ratzinger e il capo dello Stato. Che negli anni hanno scoperto affinità, coltivato rispetto reciproco e permesso ad un profondo senso di fiducia di crescere

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Cultura

Scomodare l’Altissimo?

Perché durante vicende drammatiche uno si salva e un altro no? Una riflessione che prende lo spunto dal recente attentato a Trump. La risposta di Gesù. Un ricordo di un viaggio a Pechino nel 1993

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Società

I ricorsi della storia

La chiesa romana di Sant’Onofrio sul Gianicolo di cui è titolare il Patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa. Il racconto della sua visita nell’unica parrocchia cattolica a Gaza, dove ha portato conforto, solidarietà e vicinanza. A due passi da Sant’Onofrio visse ed è sepolto Torquato Tasso, l’autore della “Gerusalemme Liberata”.

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Società

Pasqua, la ricorrenza tra parole e gesti

C’è un brano, tra i più significativi del Vangelo, in cui la “parola” del Signore si fa “gesto” carico di un contenuto nuovo e che ci aiuta ad entrare nella Pasqua del Signore. Il gesto, sappiamo, è sempre un linguaggio che rafforza la parola, anzi la rende non di rado più suggestiva. Veniamo al brano nella narrazione che ce ne dà l’evangelista Luca: il Maestro è a Gerusalemme in occasione di quella che sarà la sua ultima Pasqua; egli aveva ampiamente parlato della vigilanza, mettendo in guardia dall’ipocrisia e dagli inganni; stando poi nell’Atrio del Tempio, volle commentare un gesto quasi insignificante e nascosto, l’obolo di una povera vedova che entrando nella Casa di Dio donava il proprio contributo di due soldi, tutto ciò che aveva; fu un gesto di amore molto bello per quel Luogo che era lo spazio della presenza gloriosa dell’Altissimo in mezzo al suo Popolo: la Shekinah di Dio; su Gerusalemme Gesù aveva anche preannunciato il giorno in cui la Città santa sarebbe stata umiliata, distrutta e privata della propria nobiltà spirituale. Era stata una giornata faticosa e allora di sera se ne andò sul costale del Monte degli Ulivi per pregare avendo a fronte la Città di Davide. Chi ha visitato Gerusalemme conosce bene questo suggestivo luogo che guarda ancora oggi le mura imponenti e la spianata del Tempio. Il giorno dopo, desiderando celebrare la cena Pasquale, Gesù mandò Pietro e Giovanni a preparare il necessario: luogo, pane, vino, erbe amare, dicendo: «Andate a preparare per noi la Pasqua» (Lc 22, 8). La Pasqua ebraica, così ricca di simboli per Israele, è per Gesù l’ultima, ma anche l’occasione per un “evento” nuovo che egli ha nel cuore: l’istituzione di quella che per la Chiesa diverrà la Pasqua sacramentale, l’Eucaristia: «Quando fu l’ora prese posto a

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Cultura

Nunca satis. Sulla missione della Chiesa. Rilettura di una storica omelia di Benedetto XVI sulla “Cattedra di Pietro”

Come dell’amore, che mai ci si stanca di vivere, cantare e di parlarne in tutte le forme possibili dell’ingegno umano, anche di Cristo, nunca satis; anche della Chiesa, nunca satis (mai abbastanza). Ovviamente non mi riferisco semplicemente al parlarne dei media (che non di rado ne trattano in modalità inadeguata), ma al parlarne alto, profondamente significativo, tanto più perché le umanità della Chiesa sono sotto gli occhi di tutti e catturano il centro delle cronache.         Mi sono deciso a scrivere qualcosa ritrovandomi tra le mani una ormai storica omelia di Benedetto XVI del 2012.  Era di questi giorni. Normalmente i Pontefici in questa circostanza, cioè il 22 febbraio, festa della Cattedra di San Pietro di antica tradizione, usano conferire la berretta cardinalizia ai nuovi porporati. La data era, dunque, assai intrigante per parlare della missione della Sede Apostolica, ma, ciò che più conta qui dire, è il significato della “Cattedra” di Pietro in sé. E ciò mi appare tanto più opportuno in un tempo in cui sono in atto numerose spinte, anche all’interno della Chiesa, che strattonano la Cattedra di Pietro per indurla dalla propria parte, accusandola di venir meno alla missione affidatale da Cristo o ritenendola prevaricatrice. La questione non riguarda l’ambito socio-politico, ossia semplicemente quell’agire in consonanza ai tempi e ad una modernità che facilmente si contrappone a presunti ritardi storici (card. Martini) o di chi vedrebbe rotture con la tradizione.  Ma riguarda la fede della Chiesa e in particolare della Sede Apostolica. Benedetto XVI ebbe modo più volte di intervenire in merito, e lo fece con somma autorità, anche culturalmente parlando. Gesù, disse una volta quel Pontefice, costruisce la Cattedra di Pietro, come una pietra, una roccia, e l’affida proprio a Pietro, perché in lui costituisce il fondamento visibile su cui è costruito

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Politica

Una nuova “creatura” algoritmica?

Molti gli interrogativi sulla Intelligenza Artificiale. “Spero che l’Intelligenza Artificiale non ci tolga il piacere di quei tanti pellegrinaggi spirituali che esistenzialmente attraversano la vita di uomini e donne di oggi e di domani e che ci lasci la preghiera, non riduca il pluralismo, né ci porti al pensiero unico! ”

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Politica

Convivere, una damnatio? La crisi delle relazioni

L’interrogativo è figlio di ciò che viviamo ai nostri giorni. Ma non solo di oggi! Tuttavia le guerre in Ucraina, in Palestina e Israele, in Sudan e in altre parti ci propongono di continuo il dubbio che le diversità, o per interessi o per ataviche ragioni, anche religiose, sembrano non di rado inconciliabili, anzi foriere di violenze. Convivere, vivere insieme, è davvero una damnatio, una condanna? Gli episodi drammatici di femminicidi, di fratture familiari, di ragazzi che fanno della violenza uno stile di vivere e di essere, le vicende di complicate situazioni inter-religiose e di politiche in attaccamento malato al potere ci interrogano sul perché di relazioni apparentemente impossibili. La crisi di esse si accentua o diminuisce in modi poi fortemente influenzati quando la razionalità, l’intelligenza, la ricerca della verità e il ruolo della stessa coscienza restano emarginati. Da giovane ho vissuto in ambito per lo più culturalmente omogeneo, mono-religioso, cattolico. Poi, dopo i trent’anni mi sono trovato in molti paesi pluriculturali e plurireligiosi, dove la fede cristiana era minoritaria. Ho conosciuto nuovi ambienti (islamici, buddisti, induisti) che, lo riconosco, sono stati provvidenziali per la mia formazione e belli. Fondamentalmente ci si apre ad una ricchezza di valori e di stima senza paragoni. Il brutto, sempre, proviene dal fanatismo e dal disprezzo; e mi sono trovato anche tra guerre. Ho incontrato amicizie preziose. Qui, mi riferisco a due. Una nacque mentre vivevo a Hong Kong. In visita di cortesia venne a trovarmi un Rabbino, di origine tedesca ma trapiantato a New York, dove guidava la Park East Synagogue.  Da ragazzo era stato internato nei campi di sterminio nazisti ed ha ancora tatuato sul braccio il numero che lo identificava. È un sopravvissuto perché egli possa raccontare e noi non perdere la memoria di quegli orrori (una visita ai campi di

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