Società

Vincenzo Spinelli, un delitto di mafia di 40 anni fa. Si ribellò al pizzo, dieci anni prima di Libero Grassi

L’anniversario del trentennale delle stragi di Capaci e di via D’Amelio è stato celebrato con tante iniziative. Doverosamente, se si esclude la retorica che purtroppo in simili occasioni non manca. Anche l’editoria giustamente lo ha ricordato. Molti i libri, soprattutto di saggistica, che hanno rievocato le esemplari figure di Falcone e Borsellino e le sanguinose vicende di Cosa nostra. Tra i saggi spiccano “Il mio amico Giovanni” di Pietro Grasso (con la collaborazione di Alessio Pasquini) edito da Feltrinelli che racconta ai ragazzi il suo fraterno sodalizio con Falcone e “Paolo Borsellino. Per amore della libertà. Con le parole di Lucia, Manfredi e Fiammetta Borsellino” di Piero Melati edito da Sperling e Kupfer. Tra i romanzi, “Francesca” di Felice Cavallaro che risarcisce la memoria della moglie di Falcone, Francesca Morvillo (Solferino) e “Malacarne”, il romanzo d’esordio di Giosuè Calaciura ripubblicato da Sellerio, la delirante confessione di un mafioso al proprio giudice che ripercorre con indignazione e genialità narrativa le tappe dell’evoluzione (o involuzione) di Cosa nostra. Ma gli anniversari legati alla mafia si succedono con cadenze incalzanti ed è difficile rincorrerli, soprattutto quando si tratta di delitti rimasti per molto tempo colpevolmente relegati nel dimenticatoio. Ma anche questi – e non sono pochi – meritano attenzione perché emblematici dell’efferatezza di Cosa nostra e di talune “distrazioni” di cui le istituzioni si sono rese responsabili. L’omicidio di Vincenzo Spinelli – quarant’anni fa – per esempio non va dimenticato per diversi motivi: è una delle prime esecuzioni legate al racket delle estorsioni, è stato seppellito per tanti anni nell’oblio gettandosi finanche ombre sulla memoria della vittima, come Cosa nostra sa fare depistando le indagini. Era la sera del 30 agosto del 1982 quando l’imprenditore Vincenzo Spinelli veniva freddato a due passi dalla sua abitazione in una traversa di via Castelforte nel quartiere

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Cultura

Burocratese, una lingua morta che fa tanti danni

Il “credo” dei burocrati: se puoi dirlo con cento parole usane duecento. La sintesi? È la loro nemica. Un siparietto tra un funzionario e il suo capo. Lo diceva già Gramsci: I burocrati scrivono per i loro superiori, non per i cittadini. La ‘’ sola virgola ben messa’’ di Leopardi. L’anatema di Ojetti verso il punto esclamativo. La ‘’svolta’’ con la Direttiva Frattini, ma poi sono rimasti tanti difetti.

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Cultura

Il livello culturale dell’italiano medio si è impoverito

L’istruzione si è omologata verso il basso. Il rigore degli studi si è affievolito. Mortificare il nozionismo ha portato alla mortificazione della cultura. Ma oggi il nozionismo si è preso la rivincita, una becera rivincita: per esempio i concorsi, sparito il tema si fanno a quiz. Che avesse ragione Arbore: “la vita è tutta un quiz”?

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